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Etiquetas:   Entrevista   Arte   Cultura  

“Los santos y los superhéroes no están en mismo plano de ficción pero sí de función”

Versión en italiano, traducida por Matteo Paoloni
Teresa Gascón
@Teresa100fuegos
viernes, 22 de noviembre de 2013, 09:57 h (CET)
Non sempre tutto è triste e andato a male su internet. In realtà, il meglio di questo "strumento" è che ogni tanto, in mezzo alla marea di schifo, trolls e notizie false, ci si può imbattere in qualcosa di meraviglioso. E in effetti la prima volta che sul web ho incontrato un lavoro di Igor Scalisi, Virgin Cat Woman, ho sentito qualcosa muoversi dentro allo stomaco: ma alla fine è di questo che tratta l'arte, giusto? Muovere fluidi, organi, menti. Da Barcellona sono finalmente riuscita a contattare questo artista di Palermo e a far sì che risponda ad alcune domande, per conoscere meglio sia lui che il suo lavoro.

Hai una collezione di figure cattoliche dipinte come supereroi. A me sono sembrate un grido di aiuto. Abbiamo bisogno di eroi? Siamo senza fede?
Alcune persone sono convinte di avere bisogno di eroi, rinunciano ad essere artefici della propria vita. Io credo che gli eroi non esisistano e che sia avvilente aspettare qualcuno che arrivi dall’alto a risolvere i nostri problemi quotidiani o straordinari. La mia operazione artistica, in questo caso, è una denuncia colorata contro chi si crede eroe e contro chi si affida agli eroi.

È possibile che la Bibbia sia semplicemente una creazione che abbia come unico scopo quello di dare alla gente qualcosa in cui credere? C'è differenza tra i personaggi di questo libro e quelli dei fumetti? Si tratta di due tipi di pubblicazioni per generare fede?
La bibbia raccoglie molte storie che generano molte cose, non solo fede. Non credo sia negativo avere fede. Affidarsi a qualcuno è importante e può arrecare benefici. I problemi nascono quando i fedeli non agiscono più, quando sono passivi e aspettano la “manna dal cielo”. I supereroi non sono mai esistiti e mai esiteranno ma sante persone ne ho incontrate tante lungo la mia vita.

Nei tuoi lavori sembra che i personaggi dei fumetti vengono equiparati a quelli della Bibbia. È perché stanno nello stesso piano di finzione?
Se un abitante di New York si imbattesse, per sua sventura, in un ladro vorrebbe arrivasse superman a salvarlo. Se un abitante di Palermo si imbattesse, per sua sventura, in un ladro vorrebbe arrivasse santa Rosalia a salvarlo. Non stanno nello stesso piano di finzione ma di funzione.

Come hai iniziato la loro creazione? Ti senti come se stessi commettendo una specie di "sacrilegio"? Hai avuto qualche tipo di lamentela o reclamo da parte della Chiesa?
Da qualche anno raccoglievo statuette di santi; le compravo nei mercati dell’usato di Palermo e mi piaceva vederle sparse per il mio studio. Un giorno triste ho cominciato a giocare con loro e ho deciso che dovevo colorarle. La prima è stata sant’Antonio–batman e robin–Gesù. Quando ho finito ho chiesto scusa a Dio se in qualche modo lo stavo offendendo ma ho creduto fosse necessario continuare a giocare perche faceva bene al mio umore. Il mio lavoro non è blasfemo, anzi; ho molto rispetto dei santi e sono stato sempre attratto dall’agiografia. Qualche lamentela c’è stata ma niente di rilevante. “Omnia munda mundi”, tutto è puro per i puri, diceva fra Cristoforo de I Promessi Sposi di Manzoni.

Lo chiedo perché recentemente ho visto una bellissima mostra sulla vita e le opere di Pasolini, qui, presso il CCCB di Barcellona, che mi ha aperto a diverse riflessioni sulla società italiana. Trovo ad esempio incredibile come il tuo paese sia in qualche modo sempre stato influenzato dal cattolicesimo. Anche noi in Spagna lo siamo, io andavo sempre a messa il Sabato sera e conservo ancora un enorme senso di colpa. È una zavorra?
Sono intriso di cattolicesimo; sono stato frate per sette anni e la chiesa è stata la mia casa. Ciò nonostante ho mantenuto una certa capacità critica evitando di assumere sic et simpliciter i dettami religiosi e provando ad esprimere a mio modo e con l’aiuto dell’arte ciò che per me è religione.

In uno dei tuoi quadri circondi Gesù di pappagalli. Sembra che gli manchi solo una camicia hawaiana per andare a un festival musciale. Qui a Barcellona se ne vedono molti di questi hipster moderni con la barba stile Gesù Cristo. È stato lui il primo alternativo? La moda vintage è riuscita ad arrivare fino ai tempi dell'Anico Testamento?
Se Gesù sia stato alternativo non lo so ma credo che il suo messaggio sia straordinario. Specialmente quando parla di perdono. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

Ho visto che porti il tuo lavoro anche in strada. È un modo per far avvicinare la gente all'arte? Lo fai per farci pensare (cosa pericolosissima)?
Non esistono luoghi deputati ad accogliere un dipinto o una scultura. La vecchia concezione della galleria o del museo è morta; quindi, ogni luogo in potenza è quello giusto.

Hai mai fatto qualche performance? Raccontaci la tua esperienza in questo settore
Da tempo porto avanti un progetto che è un connubio tra pittura e musica elettronica. Ho lavorato con diversi artisti come Jean-Marc Montera, Domenico Sciajno, Piero La Rocca, Static Waves (alias Tito Castelli). Ma il musicista con cui formo, da circa 3 anni, un duo è Angelo Sicurella (Omosumo).Con Angelo abbiamo deciso di applicare sul retro della tela dei microfoni amplificati di modo che durate la mia azione pittorica questi riproducano alcuni suoni che, contestualmente, vengono campionati, riprodotti e trasformati da Angelo. Abbiamo chiamato la nostra performance trecentogrammi, come il peso del cuore di un uomo.

Pensi che una società repressiva sia più stimolante? Che cosa creeresti se ti venisse data una completa libertà di materiali e pensiero? Che idee ti passano per la testa?
Credo che non sarò mai perfettamente libero. Alcuni artisti subiscono influeze e costrizioni da regimi; io no ma non per questo sono meno condizionato da quello che mi sta intorno. Io sono la mia città, la mia famiglia, la mia casa, la mia storia, volente o nolente. Che mia piaccia o no tutto questo lo “vomito” su quello che faccio, che produco. La vera libertà di un artista_uomo non dipende mai da ciò che lo circonda.

Vivi a Palermo. Hai anche studiato lì? Com'era il tuo ambiente studentesco, nel quale sono stati generati i tuoi primi lavori? Che cosa hai imparato all'università?
Vivo a Palermo, croce e delizia, ho studiato presso la gloriosa Accademia di Belle Arti di questa città. Gli anni trascorsi all’ università mi hanno aperto mondi nuovi. L’istituzione Accademia zoppica, ma in quel periodo sono stato a contatto con artisti straordinari, sia docenti che colleghi. Se tornassi indietro rifarei tutto. Ho imparato molte cose, ma due sono fondamentali. Primo: Un giorno un docente, vedendomi dipingere, mi disse ad un orecchio. Non preoccuparti Igor, con la pittura non morirai mai di fame. Secondo: E’ necessario affrontare la pittura come un lavoro, quindi non è solo una questione di “ispirazione” o di “voglia”. Sempre dipingere per crescere, per fare esperienza, per capire.

A cosa stai lavorando in questo momento? Potremo vederti in qualche mostra qui a Barcellona? Ti piacerebbe?
Il mio ultimo lavoro racconta la storia d’amore tra un uomo e una bambola di gomma. Adesso mi sto concentrando sulla figura dell’AngeloUgo. Non chiederti chi sia perche esiste solo nella mia testa. Ho pronte una trentina di tele di piccolo formato, che comincerò a dipingere al ritorno dal mio viaggio a Venezia. Andrò a vedere la Biennale d’Arte Contemporanea. Fare una mostra a Barcellona sarebbe molto bello.

Spero che le mie domande non ti siano risultate troppo pretenziose. A volte noi giornalisti diamo spiegazioni stupide, parliamo per parlare. Beh, Igor, ti ringrazio di cuore per averci risposto. E continua a creare, per favore.
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